================================ LA PRIMA NAZIONE NEL CYBERSPAZIO ================================ di Philipp Elmer-Dewitt, TIME INTERNATIONAL, 06/12/93 A meta' degli anni '60, al culmine della guerra fredda, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti si trovo' di fronte ad una difficile domanda: in caso di attacco nucleare, come sarebbe stato possibile trasmettere ordini alle forze armate? I mezzi di comunicazione di allora, le centraline telefoniche e le stazioni radio-TV, erano non solo vulnerabili, ma anche bersagli principali in caso di attacco. Il Pentagono necessitava di un sistema di comando e controllo militare in grado di rimanere operativo anche in caso di distruzione quasi totale delle linee telefoniche. Nel 1964 un ricercatore della Rand Corp., di nome Paul Baran, propose una bizzarra soluzione a questo rompicapo. Egli progetto' una rete di comunicazione tra computer che non aveva alcun nodo centrale, nessuna autorita' governante, e che presupponeva che i collegamenti tra citta' fossero totalmente inaffidabili. Il sistema di Baran era l'antitesi della efficiente, ordinata rete telefonica; sembrava piu' un ufficio postale elettronico progettato da un pazzo. Nello schema di Baran ogni messaggio veniva diviso in piccoli pezzi ed inserito entro delle "buste" elettroniche, chiamate "pacchetti", su ognuna delle quali veniva posto l'indirizzo del mittente e del destinatario. I pacchetti venivano poi immessi come confetti nella ragnatela dei computer interconnessi, e spinti avanti e indietro lungo cavi ad alta velocita' nella direzione del destinatario, per poi essere riassemblati. Se qualche pacchetto veniva a mancare oppure giungeva danneggiato (ed era sottinteso che cio' in qualche caso avvenisse), non era un gran problema: esso veniva semplicemente rispedito. La rete a pacchetti di Baran, come venne poi chiamata, avrebbe potuto essere semplicemente una notizia di poco rilievo nella storia della guerra fredda, se non fosse stato per un fatto: essa si diffuse tra i computer che cominciarono ad apparire nelle universita' e nei laboratori di ricerca degli Stati Uniti tra gli anni '60 e '70, e divenne, seguendo un circuito simile a quello dei suoi pacchetti, la base tecnologica di Internet. Internet, per coloro che non hanno mai frequentato il cyberspazio, o letto le pagine economiche, e' la madre di tutte le reti di computer: e' come una anarchica autostrada elettronica, diffusasi in maniera incontrollabile, che avvolge ora tutto il globo allo stesso tempo il brillante archetipo e la visione da incubo dell'autostrada delle informazioni che l'amministrazione Clinton ha sostenuto, e che le compagnie americane telefoniche e di pay-TV si affrettano a costruire in concorrenza tra loro. Molto di quanto la Bell Atlantic e la Time Warner stanno progettando di vendere, ovvero interattivita', comunicazione tra due parti, informazioni multimediali, viene gia' fornito da Internet gratuitamente. E a causa delle sue radici, che risalgono al periodo della guerra fredda, Internet ha una qualita' che la rende un formidabile concorrente: e' impossibile distruggerla, pur provandoci. Nessuno e' proprietario di Internet, e nessuna singola organizzazione controlla il suo utilizzo. A meta' degli anni '80 la National Scientific Foundation (NSF) degli Stati Uniti costrui' le linee di comunicazione ad alta velocita' e grande distanza che formano la spina dorsale americana di Internet. Ma i maggiori costi di impiego della rete sono suddivisi secondo accordi cooperativi tra i principali utilizzatori: universita', laboratori nazionali, compagnie di alta tecnologia e governi stranieri. Due anni fa, la NSF introdusse restrizioni contro l'uso commerciale di Internet, e in Settembre la Casa Bianca annuncio' un piano per rendere la rete il punto di partenza per un ancor piu' grande sistema chiamato "National Information Infrastructure". All'improvviso Internet e' divenuta il posto dove tutti vogliono stare. Gli studenti dei college americani fanno la fila fuori dai centri di calcolo per collegarsi alla rete. Numerosi dirigenti stanno ordinando nuovi biglietti da visita sui quali e' riportato il loro indirizzo Internet. Milioni di persone sparse per il mondo si collegano a biblioteche, ricevono immagini dai satelliti meteorologici, copiano programmi gratuiti per computer, e partecipano a discussioni di gruppo tra persone di ogni tipo, da avvocati a fisici. Anche il presidente e il vicepresidente americano hanno i loro account personali su Internet (anche se non sono molto solerti nel rispondere alla loro posta elettronica). "E' il boom di Internet", dice l'attivista della rete Mitch Kapor, il quale pensa che il vero segnale che l'interesse popolare ha raggiunto la massa critica si sia avuto quando il New Yorker pubblico' una vignetta, nella quale erano raffigurati due cani seduti di fronte ad un computer, con la didascalia: "Su Internet, nessuno sa che sei un cane". Ma Internet non e' ancora pronta per stare al centro del palcoscenico. Non ci sono guide TV che conducano attraverso i 5.000 gruppi di discussione le 2500 newsletter o le decine di migliaia di computer che mettono a disposizione files. Invece di sentirsi circondati da informazioni, i neo utenti ("newbies", nel gergo di Internet) si sentono piu' probabilmente sperduti in un mare senza limiti. I "veterani" dicono che la prima sensazione di "vertigine" non dura molto. "E' come guidare una macchina con la frizione", dice Thomas Lunzer, un progettista di reti della SRI International, una societa' di consulenze californiana. "Una volta che hai capito il meccanismo, puoi guidare ovunque" comunque necessario imparare nuovi linguaggi (come Unix), nuove forme di indirizzo (come president@whitehouse.gov) e nuovi modi di esprimere sensazioni; inoltre si deve avere una buona padronanza dell'insieme di regole di comportamento, chiamate "netiquette". Regola numero 1: non fare domande stupide. In effetti, non fare alcuna domanda finche' non hai letto i files di FAQ ("domante fatte frequentemente"). Altrimenti corri il rischio di annoiare alcune centinaia di migliaia di persone, che potrebbero reagire urlando (TUTTO IN MAIUSCOLO!) oppure, ancora peggio, ignorarti. Tutto questo sta comunque cominciando a cambiare, mentre ondate successive di utenti chiedono, ed eventualmente ottengono, attrezzi piu' user friendly per navigare attraverso Internet. Infatti chiunque abbia un computer desktop e un modem puo' collegarsi ad una linea telefonica e trovare poi numerose vie di accesso alla rete. "Internet non e' piu' fatta solo di informatici che parlano tra loro", dice Glee Willis, ingegnere bibliotecario all'Universita' di Reno, Nevada, ed uno dei quasi 20.000 (per lo piu' maschi) bibliotecari accademici che hanno raggiunto Internet negli ultimi cinque anni. "E' un posto familiare un posto per pervertiti. E' tutto combinato in una singola cosa". Mentre il traffico aumenta, Internet sta cominciando a soffrire dei problemi che ogni autostrada intensamente percorsa ha, come vandalismo, intrusioni, e ingorghi di traffico. "E' come un parco di divertimenti che ha un cosi' grande successo che ci sono lunghe code per le attrazioni piu' popolari", dice David Farber, un professore di scienze dell'informazione dell'Universita' della Pennysilvania e uno dei primi architetti della rete. E mentre la maggior parte degli utenti attende pazientemente di avere l'accesso alle informazioni di cui ha bisogno, hacker criminali usano password rubate per fare scorribande attraverso la rete, esplorando computer riservati e leggendo la posta di altri utenti. Quanto e' grande Internet? Parte della sua aria "mistica" e' dovuta al fatto che nessuno ne conosce con certezza le dimensioni. L'unica cosa che puo' essere misurata precisamente e' il numero di computer connessi direttamente ad essa tramite collegamenti ad alta velocita', una stima che viene aggiornata periodicamente spedendo un programma che rimbalza lungo la rete e comunica il numero di connessioni (ultimo conteggio: circa 2 milioni). Ma questa stima non include i computer militari che per ragioni di sicurezza sono invisibili agli occhi degli utenti, o le centinaia di persone che condividono un singolo nodo di Internet. Non include neppure i milioni di persone che accedono ad Internet tramite le porte di accesso commerciali, come Panix e Netcom, che offrono un accesso telefonico indiretto per 10 o 20 dollari al mese. Se si considerano tutti questi utenti globalmente, il numero totale di persone sparse per il mondo che possono accedere ad Internet in un modo o nell'altro potrebbe essere circa 20 milioni. "E' un paese ampio", dice della popolazione di Internet David Farber. "Dobbiamo chiedere di entrare nelle Nazioni Unite come la prima nazione del cyberspazio". La nazione sta diventando ancor piu' grande, mentre le maggiori reti commerciali, Prodigy, CompuServe, America Online, GEnie e Delphi Internet Service, iniziano a smantellare i muri che hanno separato le loro operazioni private dalla rete pubblica Internet. Il successo di Internet e' motivo di frustrazione per i proprietari delle reti commerciali, che hanno provato ogni genere di trucco di marketing e che continuano ad avere non piu' di 5 milioni di utenti. La maggior parte delle reti commerciali permettono ora alla posta elettronica di transitare dai loro servizi ad Internet. Delphi, che fu comprata dalla Rupert Murdoch's News Corp. in Settembre, comincio' a fornire ai suoi clienti un accesso completo ad Internet all'inizio di quest'anno. America Online (che pubblica una versione elettronica di Time) ha in programma di iniziare ad offrire un accesso limitato ai servizi Internet gia' da questo mese. Le persone che usano questi nuovi punti di accesso alla rete potrebbero avere degli shock. Al contrario del servizi commerciali dedicati per lo piu' alla famiglia, che censurano i messaggi giudicati offensivi, Internet non impone alcuna restrizione. Chiunque puo' iniziare una discussione su un argomento e dire qualsiasi cosa. Ci sono stati sporadici tentativi da parte di gestori locali della rete di censurare le discussioni piu' accese, ma come dice il pioniere di Internet John Gilmore, "La rete interpreta la censura come un danno e la aggira.". Il visitatore casuale dei gruppi news di Usenet (un sistema di bacheca che naque inizialmente come alternativa ad Inernet, ma che e' stato ampiamente surclassato) scoprira' gruppi di discussione denominati, in conformita' con l'idiosincratico sistema di catalogazione tipico della rete, "alt.sex.masturbation", "alt.sex.bondage" e "alt.sex.fetish.feet". Su Internet Relay Chat (IRC), un sistema globale, in funzione 24 ore su 24, di scambio messaggi in tempo reale, e' possibile partecipare ad orgie immaginarie realizzate scrivendo comandi di una linea sulla tastiera ("Ora sto togliendo la tua camicia..."). In alt.binaries.pictures.erotica, un utente puo' trovare immagini che farebbero arrossire un marinaio Ma coloro che concentrano l'attenzione sui contenuti sessuali di Internet rischiano di perdere il punto principale. Per ogni gruppo di discussione a sfondo sessuale ci sono centinaia di gruppi che riguardano argomenti frivoli oppure profondi, dal "bungee jumping" (buttarsi da un ponte legati ad un elastico) alla fisica delle particelle. La settimana scorsa lo studente di un college della Virginia rispose a una richiesta di aiuto di una suicida di Denver. Dopo due ore di andirivieni di messaggi, Glover riusci' ad individuare la posizione della donna e chiedere aiuto. Con tutta questa varieta', gli utenti di Internet non si lasciano impressionare dalla promessa televisiva di un futuro a 500 canali. Internet fornisce gia' 10.000 canali, e l'unico ostacolo che le impedisce di trasmettere immagini TV in tempo reale e' la "larghezza di banda" (ovvero la capacita' di carico) delle linee di trasmissione dei dati. Alcuni video clip, e almeno un film di normale lunghezza, sono gia' disponibili in rete. E quest'anno lo scrittore Carl Malamud ha iniziato ad usare Internet per distribuire lo show radio settimanale chiamato "Geek of the Week", costituito da una intervista. Malamud non e' scoraggiato dal fatto che un computer impieghi piu' di un'ora con un modem ad alta velocita' per ricevere i 30 minuti di suono che una radio da dieci dollari puo' captare istantaneamente e gratuitamente. La larghezza di banda non puo' che aumentare, e i costi diminuire, dice Malamud. Internet, comunque, dovra' passare attraverso alcuni cambiamenti radicali prima di poter raggiungere il mondo del commercio. Sovvenzionata cosi' a lungo dal governo degli Stati Uniti, ha una cultura non adatta per la normale attivita' commerciale. Non accetta gentilmente i messaggi pubblicitari; se si usa la posta elettronica per promuovere un prodotto si viene inondati di incattivite risposte dirette non solo all'utente che ha spedito la lettera, ma anche al suo supervisore, al fornitore ed anche ai clienti. "E' uno stato perfettamente marxista, dove non viene fatto alcun affare," dice Farber, "ma ad un certo punto si dovra' cambiare". Il cambiamento e' gia' iniziato. Il contributo della NSF copre ora il 10% del costo totale della rete, e l'agenzia ha in programma di ridurre il proprio supporto dal prossimo Aprile, rimuovendo allo stesso tempo le poche restrizioni rimanenti contro l'attivita' commerciale. Secondo Tim O'Reilly, presidente della O'Reilly & Associates, un editore che sperimenta la diffusione di riviste elettroniche su Internet sostenute da contributi pubblicitari, il sistema potrebbe evolversi secondo due strade: o gli imprenditori riusciranno a creare una versione di Internet secondo il modello del libero mercato, oppure qualche consorzio prendera' il controllo della intera cosa e la trasformera' in una gigante CompuServe. "Questo sarebbe un evento che effettivamente distruggerebbe Internet cosi' come la conosciamo ora.". Mentre il traffico cresce e le bacheche elettroniche si ingrossano, alcuni veterani di Internet rimpiangono la vecchia "autostrada". "Mi sento triste per questa storia", dice Denise Caruso, direttore editoriale di Friday Holdings, un editore specializzato in nuovi media. "Era come una cosa dinamica, pulsante. Mi chiedo se non avremmo dovuto lasciarla sola.". Altri vedono nel futuro periodo di incertezza una opportunita' rara per la gente per determinare il loro destino tecnologico. "Abbiamo bisogno di... una ferma idea del tipo di ambiente di media che vorremmo vedere in futuro," scrive Howard Rheingold nel suo nuovo libro "La comunita' virtuale". Mentre sembra difficile per comunita' cosi' diverse come quelle di Internet organizzare un piano di azione comune, appare sempre piu' chiaro che se esse non lo faranno qualcun altro lo fara' al loro posto.